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Sono arrivati in classe sei ragazzi disabili e tre educatori della Fondazione Stefania, per costruire con noi un mosaico.
I ragazzi sono: Mirko, Daniele, Jessica, Elena, Paolino, Sara.
Il ragazzo che mi ha colpito di più è Paolo: ha la faccia un po’ schiacciata e dietro la testa ha una cicatrice quadrata.
E’ l’unico che non si vergogna di parlare e quando doveva presentarsi si è messo in mezzo all’aula.
Dalle risposte che dava ho subito capito che è un ragazzo molto intelligente e che vuole farsi degli amici dimostrando la sua simpatia.
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Appena entrati i ragazzi mi hanno spaventato, ma poi si sono dimostrati simpatici.
Paolino ha la faccia schiacciata e una cicatrice, Jessica cammina dondolando e strisciando per terra il piede e Daniele parla in modo molto strano confondendo tutte le parole e io faccio fatica a capirlo.
- Con loro dovremo fare un murale, cioè riempire con un mosaico un muro vecchio in piazza alla Bareggia
- Appena i ragazzi sono entrati, io ero preoccupatissima e molto spaventata, inoltre avevo proprio due sedie vuote di fianco al mio banco.
- La ragazza che mi ha colpito di più è stata Elena; una ragazza carina, portava orecchini e aveva due stupendi occhi azzurri, però era talmente timida da essersi chiusa in se stessa.
In alcuni momenti la fissavo stupita e appena lei se ne accorgeva si girava e abbassava lo sguardo
- Alcuni ragazzi erano fisicamente normali, ma avevano un problema psichico, altri, il contrario.
Io avevo molta paura e , quando dovevo presentarmi, non riuscivo a parlare.
Mi sentivo molto agitata.
- Per me la più simpatica è Jessica: porta degli occhiali rotondi, ma soprattutto ha un dolcissimo carattere.
Questa cosa l’ho capita quando si è alzata e ha preso per mano la mia compagna Lidia e l’ha fatta sedere sulla sua sedia.
Io sembravo pietrificata dalla timidezza e non sapevo come parlare con Jessica e questo mi è dispiaciuto.
- Il mio compito era quello di spalmare il cemento, ecco perché mi chiamavano “spalmer” :Mi sono fatto tanti amici in un batter d’occhio. io se facevo solo un piccolo errorino lo volevo subito rimediare, però ero comunque soddisfatto del mio lavoro.
Farsi nuovi amici è sempre una cosa bella.
- Io sono molto concentrata, altre volte sono pasticciona, come l’ultimo giorno che ho spalmato la colla con le mani: Io ho voglio di fare un bel lavoro.
Il lavoro è facile e molto divertente; questa esperienza è molto bella e voglio restare ancora insieme a questi ragazzi.
- Gli educatori ci davano delle tavole di polistirolo, del cemento e dei sassi e noi dovevamo incollare tutto sulle tavole.
C’erano degli addetti a spaccare le pietre con il martello e noi li chiamavamo “gli spaccatori”.
Tutti facevano pezzi diversi con forme e colori differenti. Al tavolo i ragazzi scherzavano tra loro ed anche con noi e se sbagliavamo, loro si mettevano a ridere e ci aiutavano.
Sono diventata amica di tutti, ma soprattutto di Elena che era al tavolo con me.
- Il laboratorio è stato fatto per far stare insieme noi e i ragazzi disabili così, forse, quei loro problemi diminuiscono.
Mentre eseguivo il mio lavoro, Barbara si è avvicinata a me ed io pensavo che mi sgridasse, invece mi ha detto:” Bravissimo, il tuo lavoro è perfettamente completo”, poi con una faccia sorridente le ho risposto.” Grazie!” e lei :” Ciao ciuffetto”. Mi aveva chiamato così perché quel giorno, sui capelli, mi ero spalmato il gel.
Il lavoro era facile e in tutti si vedeva la voglia di lavorare.
Mi è piaciuto tantissimo e vorrei ringraziare gli educatori. GRAZIE!!!
- I ragazzi parlavano con noi e se avevi bisogno di piastrelle o di colla glielo chiedevi e loro te le davano
- Io svolgo il ruolo di spaccare le piastrelle. Mi sento libera, soave.
E’ divertente lavorare con i ragazzi.
E’ facile fare il mosaico.
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